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07/06/2010Le imprese inseguite dalla crisi e messe nell’angolo dalla mancanza di liquidità “scoprono” il Fondo di garanzia per le Piccole e medie imprese gestito da Unicredit Mediocredito centrale.
Un «tesoretto» di 1,881 miliardi di euro per il periodo 2008-2012, di cui 405 milioni per il 2010, 309 milioni per il 2011 e 605 milioni per il 2012.
La fotografia è scattata dalla quadrimestrale del Comitato di gestione del Fondo di garanzia delle Pmi: nel primo scorcio di quest’anno le domande sono generalmente aumentate del 60 per cento rispetto al primo quadrimestre dello scorso anno.
Un volume che balza a 173,2% se si considerano le sole imprese edili, investite da un crescente ricorso al Fondo stimolato dall’esigenza di maggiore liquidità da un lato e dalla stretta del credito dall’altro.
Da gennaio ad aprile 2010, infatti, le domande accolte sono state 1.863, contro le 682 del primo quadrimestre 2009 per un totale di finanziamenti concessi di quasi 302 milioni nel 2010 contro 90,5 nel 2009 e una variazione del 234,2 per cento.
Le operazioni andate a buon fine sono 1.283 controgaranzie, 577 garanzie dirette e 3 co-garanzie.
Picco anche per l’importo garantito, ovviamente, che è balzato a 282,4% con 44,7 milioni del primo quadrimestre 2009 saliti quest’anno a 171 milioni circa. Il grosso della domanda (e della risposta positiva) si concentra nel Nord Ovest: le 283 richieste dell’anno passato sono diventate 719 tra gennaio e aprile di quest’anno.
Sintomatico della crisi profonda che ha colpito il settore è l’ultilizzo stesso dei fondi: poche le operazioni a fronte degli investimenti con 335 domande accolte (su 2.481 dell’intero Fondo), mentre quelle destinate alla liquidità in generale sono state 1.528 (10.959 in totale).
Merito, dicono, della “riforma” delle regole di accesso alle garanzie bancarie arrivate con il Dl anti-crisi e il decreto legge incentivi nel corso dello scorso anno. Tra le novità l’estensione alle imprese artigiane e l’innalzamento fino a 1,5 milioni della garanzia prestata dallo Stato.
«Si tratta di uno strumento molto positivo e che sta dando ossigeno a quelle imprese strette dalla crisi – dice Marco Imperiale, rappresentante di Legacoop e Confcoperative all’interno del Comitato di gestione –.C’è da dire innanzitutto che è uno strumento che favorisce un progressivo e graduale avvicinamento verso un approccio al mondo finanziario più consapevole, nell’alveo di Basilea 2».
Tra i punti qualificanti del Fondo c’è quello di offrire una garanzia dello Stato alle banche a fronte dei prestiti concessi: uno strumento quindi destinato alle imprese che non possono mettere sul tavolo alcuna garanzia né reale né personale.
«Questo consente alle banche – continua Imperiale, che è anche direttore generale di Cooperfidi Italia – di risparmiare sull’accantonamento patrimoniale dettato da Basilea 2 e di praticare condizioni migliorative sui tassi di interesse ».
Ma proprio su questo fronte che la partita si fa delicata. «I motivi per cui le imprese si rivolgono al Fondo è quello di avere un accesso al credito in mancanza di proprie garanzie da offrire agli istituti di credito – spiega Imperiali – e per questa categoria il beneficio è secco. Ma c’è anche un altro aspetto, che è quello dell’abbassamento del costo del finanziamento: ed è qui che possono scattare delle asimmetrie ».
Il Fondo è aperto a tutte le Pmi e il finanziamento garantito destinabile a un ampio ventaglio di operazioni: si va dagli investimenti, la voce meno gettonata, al consolidamento per finire alle operazioni di liquidità.
Unico paletto è rappresentato dallo stato di salute dell’impresa misurato su vari indicatori, come il cash flow.
I dati sembrano smentire ma qualcuno potrebbe obiettare che il Fondo è aperto a chi non è ha realmente bisogno.
«È effettivamente una questione che dibattiamo nell’esaminare le domande – conclude Imperiali – ma va detto che se da un lato sono stati abbassati i parametri di ingresso, dall’altro la normativa Ue non consente di fare salvataggi di imprese in crisi ».
Articolo tratto da il Sole24Ore
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